×

REGISTRAZIONE

First name is required!
Last name is required!
First name is not valid!
Last name is not valid!
This is not an email address!
Email address is required!
This email is already registered!
Password is required!
Enter a valid password!
Please enter 6 or more characters!
Please enter 16 or less characters!
Passwords are not same!
Terms and Conditions are required!
Email or Password is wrong!

Rosso profondo/ Composizione a carattere astratto

Disponibilità: Disponibile

2.650,00 €

Breve descrizione

Epoca 1978
Titolo Rosso profondo/ Composizione a carattere astratto
Autore Poli Vivaldo (Pittore di Novellara 1914 - 1982)
Tecnica Misto / Smalto rosso su un esemplare serigrafico monocromo su carta bianca pubblicato nel 1974 in Albinea
Dimensioni Il dipinto a smalto misura cm 49 x 69 e viene presentato con una cornice artigianale in argento spellato bolo rosso con moschettature
Conservazione In ottimo stato
Dettagli Vedere nella scheda di certificazione di autenticità ed originalità del dipinto includente la biografia dell’autore - PDF

Allegato

View FileRosso profondo/ Composizione a carattere astratto    Size: (1.76 MB) Vedere nella scheda di certificazione di autenticità ed originalità del dipinto includente la biografia dell’autore - PDF

PROFONDO ROSSO “ROSSO PROFONDO V. Poli 1978  -  COMPOSIZIONE  ASTRATTA
Il dipinto misura cm 49 x 69

Prima di leggere la scheda tecnica, a molti potrebbe venir in mente il film d’horror di Dario Argento del 1975  profondo rosso   e per i nostalgici del poliziesco quello del  1920 di Raoul Walsh col medesimo titolo, dei quali il maestro novellarese potrebbe aver colto l’idea della titolazione cinematografica per poi rappresentare, in chiave astratta, quest’opera di notevole incisività e spessore che escluderebbe  sicuramente la trama dei lungometraggi sopraccitati  la cui notorietà internazionale riscossa dal più recente dei due “potrebbe” aver dato qualche stimolo a Vivaldo Poli  per il realizzo del dipinto, nonostante nella sua mente maturasse da molto tempo prima l’idea di questo titolo e per non dimostrarsi privo di fantasia decise di anteporre l’aggettivo al sostantivo per divenire poi  rosso profondo,  senza cancellare completamente il primo dei due.  

Trovare le motivazioni per non averlo cancellato definitivamente non è facile saperlo poiché sarebbe bastato passarci con una pennellata di nero ma poteva temere che trapassasse oppure volle mostrare la controversia tra sostantivo ed aggettivo che avrebbe avvalorato maggiormente la sua fede politica di Sinistra.  Il colore rosso è quello che si presta a maggiori espressioni verbali o simbolismi utilizzato per esempio in Europa dai socialisti sotto forma di bandiera rossa nella Rivoluzione del 1848 meglio conosciuta come la Primavera dei Popoli e nel contempo per gli statunitensi rappresentava il Partito Repubblicano, nel Risorgimento scelto per le camicie rosse garibaldine  ma soprattutto col rosso viene identificato il Natale ovvero la nascita di Gesù.

PROFONDO ROSSO “ ROSSO PROFONDO”

Si tratta di una composizione mista su carta perfettamente incollata su un supporto pannellato nel Gennaio del 1978 da mio padre e successivamente impermeabilizzata con vernice trasparente dall’autore. Quel soggetto serigrafico, pubblicato ad Albinea nel 1974, fu il solo dei cinque ad essere rielaborato dal maestro; l’aveva tolto dall’unica cartellina in prova d’autore che si era tenuta per se ottenendo così un’opera unica e di straordinaria raffinatezza in cui spicca l’omogeneità dello smalto rosso  fuoco, quasi vitreo, contrapposto al nero serigrafico.  

Il titolo profondo rosso  rimase logicamente  nel retro dell’opera astratta ma prima che  essa venisse incollata mio padre telefonò al Sig. W. Z. (fotografo in Novellara) affinché facesse un salto in laboratorio con una Polaroid a sviluppo istantaneo per fotografare quel titolo altrimenti non si sarebbe mai saputo poi recentemente con una Panasonic di ultima generazione, dalla medesima, io stesso ho ricavato una fotografia digitale (archiviata nel PC) che attesterebbe tutto ciò.            
Il rosso per Vivaldo Poli rappresentava il colore dell’amore, della vivacità, dell’aggressività, del sangue, della violenza, dell’ira, dell’attacco, della conquista, della sensualità e della fierezza inteso come vita, tant’è che nel decennio 1968-1978 saranno molteplici le tele monocrome in cui  prevarrà questo colore, nelle varie tonalità e sfumature, caratterizzato oltretutto dalla sua ideologia politica. 

Vivaldo Poli, dopo il 1957, nel retro dei dipinti era solito scrivere titoli secondari, sebbene fossero per la stragrande maggioranza a carattere astratto, cercando di far capire meglio agli acquirenti o a coloro che apprezzavano le sue opere la tematica trattata ma quando intuiva che i medesimi non si avvicinavano minimamente ad una plausibile titolazione, poiché avrebbe richiesto un attento ragionamento, egli stesso non si poneva più il problema di spiegar loro cosa avesse voluto rappresentare con quelle cromie così vivaci (perché sarebbe stato solamente tempo perso) ma preferiva abbandonare l’esegesi affinché accettassero quei titoli secondari così di punto in bianco; titolazioni che tralascerà definitivamente sul finire degli Anni Settanta.

Il maestro novellarese sapeva comunque che questi due colori avevano un’incisività maggiore rispetto a tutti gli altri e dipingere tele col  rosso e col nero  (possibilmente separati) negli anni  del dopoguerra avrebbe avuto un riscontro positivo nella gente poiché in quel periodo entrambi venivano spesso associati alle bandiere e naturalmente ad un’ideologia politica molto più sentita a Reggio Emilia che altrove,  in cui la città emiliana vide il rifiorire delle Case del Popolo divenute il centro della vita democratica pronte a rispondere alle esigenze di sviluppo ed al funzionamento delle cooperative di lavoro e di consumo sempre in più forte espansione.

Vivaldo Poli sosteneva che la pittura astratta era la traduzione di uno stato d’animo, di un pensiero, di un’idea che in quel preciso momento attraversava la sua mente e doveva trovare una realizzazione possibilmente immediata la cui esecuzione finale avrebbe dovuto dare dei segnali di percezione di arte figurativa a chi la guardava tanto da innamorarsene, mentre la pittura tradizionale, di più facile intuizione e con una leggibilità istantanea, non avrebbe sicuramente richiesto un così attento ragionamento.

Il dipinto, dopo alcuni avvicendamenti fra amatori di opere del pittore di Novellara, finì presso un collezionista di Casalgrande (Reggio Emilia), mio cliente, che decise di ripropormelo affinché gli cedessi opere figurative degli Anni Quaranta sempre del maestro novellarese e dopo qualche esitazione il 13 Dicembre del 2000 decisi di accettare quella proposta d’acquisto e che dopo diciotto anni avrei pensato di cederlo.
 
 
BREVE BIOGRAFIA DI  VIVALDO POLI
 
 
Vivaldo Poli nasce a Novellara nel 1914 e viene tuttora considerato uno dei maggiori artisti reggiani del dopoguerra ed uomo di grande cultura.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, come sopraccitato, fu dapprima militare sulle coste della Dalmazia, dove produsse una notevole quantità di pregevoli disegni, poi venne internato in un campo di concentramento tedesco; anni in cui la sua produzione ebbe un forte rallentamento.

Molti soggetti eseguiti al confino non portano nemmeno la firma per esteso e in alcuni di essi l’artista era solito apporre un monogramma poiché il timore che gli venissero sottratti e che naturalmente fossero oggetto di contestazione era spesso incombente, cosicché li firmava al suo rientro in Italia.
Sino al 1950  ed in diversi periodi Vivaldo Poli ricalcava spesso il nudo femminile ma sempre con molta sobrietà e mai con volgarità; durante il periodo del confino a Dubrovnik egli stesso avrebbe voluto dipingere tematiche belliche nelle quali il dolore e la sofferenza sarebbero stati i dettami più attuali ma era difficile poter reperire la juta per costruire tele e così cercò di rappresentare nudi o ritratti su carta, molto più facili da trasportare in valigia poiché poco ingombranti.

Nel 1945 vinse il primo premio di un concorso indetto dall’ANPI di Reggio Emilia con un quadro d’ispirazione espressionista e nel 1948 partecipò alla Biennale di Venezia con un nudo femminile figurativo, due anni dopo presenzierà con un quadro astratto.

Negli stessi anni aderisce al MAC, ovvero al Movimento Arte Concreta, fondato a Milano nel 1948 da Dorfles, Munari e Soldati.
All’inizio degli Anni Cinquanta la sua pittura volse decisamente verso l’astrattismo e lo vedremo nel 1951 esporre alla Quadriennale di Roma ed alla Mostra di Artisti Contemporanei di Berna, unico italiano invitato in una collettiva di grandi pittori europei come Kandinskij, Mirò, Chagall, ma improvvisamente, dopo questo periodo solare, si ritira nel suo studio all’interno della Rocca di Novellara, impegnato in una lunga ed inquieta ricerca, sempre sordo alle lusinghe dei mercanti e critici interessati; l’anno dopo il Comune di Reggio Emilia gli dedicherà un’antologica.

A Novellara, oltre alle numerose opere di proprietà di parenti, amici, conoscenti ed alcune comunali, rimangono a testimonianza del suo percorso artistico le opere della collezione Arrigo Negri, amico di Vivaldo sin da ragazzo, donate nel 1995 dalla scomparsa professoressa Giuseppina Negri al Comune.
Si tratta di una serie di acquerelli, tempere e tele che appartengono ad un periodo compreso fra il 1930 ed il 1960; detta collezione, collocata in una delle sale del Museo Gonzaga, sarà nuovamente rivisitabile al termine dei lavori di ristrutturazione del Museo e dell’ala nord del castello.
A memoria di Questo artista, che ha vissuto gli ultimi anni lontano dalle cronache mondane, il Comune di  Novellara gli ha voluto intitolare un parco pubblico ed una via. Morirà nella cittadina natale il 7 Giugno del 1982.
Autore Poli Vivaldo (Pittore di Novellara 1914 - 1982)
Conservazione In ottimo stato
Dimensioni Il dipinto a smalto misura cm 49 x 69 e viene presentato con una cornice artigianale in argento spellato bolo rosso con moschettature
Epoca 1978
Tecnica Misto / Smalto rosso su un esemplare serigrafico monocromo su carta bianca pubblicato nel 1974 in Albinea

Richiedi Informazioni










Il mio carrello

Non hai articoli nel carrello.