×

REGISTRAZIONE

First name is required!
Last name is required!
First name is not valid!
Last name is not valid!
This is not an email address!
Email address is required!
This email is already registered!
Password is required!
Enter a valid password!
Please enter 6 or more characters!
Please enter 16 or less characters!
Passwords are not same!
Terms and Conditions are required!
Email or Password is wrong!

L’oscurità / Composizione a carattere astratto

Disponibilità: Disponibile

3.200,00 €

Breve descrizione

Epoca 1972
Titolo L’oscurità / Composizione a carattere astratto
Autore Poli Vivaldo (Pittore di Novellara 1914 - 1982)
Tecnica Dipinto ad olio su tela
Dimensioni Il dipinto misura cm 75 x 100 e viene presentato con la cornice preesistente del 1972 costruita a Reggio Emilia da un ar tigiano corniciaio
Dettagli Vedere nella scheda di certificazione di autenticità ed originalità del dipinto includente la biografia dell’autore - PDF

Allegato

View FileL’oscurità / Composizione a carattere astratto    Size: (741.09 KB) Vedere nella scheda di certificazione di autenticità ed originalità del dipinto includente la biografia dell’autore - PDF

COMPOSIZIONE  A  CARATTERE  ASTRATTO                                   

L’OSCURITA’ V. Poli 1972   -  Vivaldo Poli: Reggio Emilia 1914 - Novellara 1982

Scheda tecnica e storica di  Crotti Giancarlo - Il dipinto misura cm 75 x 100                                                                                    
Prima di passare alla chiave di  lettura del dipinto del 1972 mi è parso opportuno scrivere alcune nozioni basilari e spicciole di chimica che hanno da sempre affascinato l’autore, il quale cercava di esprimerle attraverso la pittura astratta ma che venivano recepite solo in minima parte dai comuni mortali, i quali finivano per dare ai suoi dipinti un’interpretazione errata appellandoli scodelle, elmi o urinari capovolti  e non poteva che essere la cosa più spregevole che un pittore potesse ricevere.

Vivaldo Poli, dopo il 1957, nel retro dei dipinti era solito scrivere titoli secondari, sebbene fossero, per la stragrande maggioranza, a carattere astratto, cercando di far capire meglio agli acquirenti o a coloro che apprezzavano le sue opere la tematica trattata. Quando intuiva che gli stessi non si avvicinavano minimamente ad una plausibile titolazione, poiché avrebbe richiesto un attento ragionamento, egli non si poneva più il problema di spiegar loro cosa avesse voluto rappresentare con quelle cromie così vivaci (perché sarebbe stato solamente tempo perso) e preferiva abbandonare l’esegesi affinché accettassero quei titoli secondari così di punto in bianco; titolazioni che tralascerà definitivamente sul finire degli Anni Settanta.
                                                                                                                                                                                             
L’OSCURITA’  ~  Spicciole nozioni tecniche di chimica                         
L’IDROGENO è il primo elemento chimico della tavola periodica degli elementi ed ha come simbolo H e come numero atomico 1; in circostanze normali è un gas incolore ed insapore, è costituito da un nucleo con un'unità di carica positiva e da un elettrone. 
L’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’universo che forma sino al 75%  della materia, in base alla massa, e più del 90%, in base al numero di atomi.  Questo elemento si trova principalmente nelle stelle e nei giganti gassosi.  Relativamente alla sua abbondanza generale, lidrogeno  è molto raro nell’atmosfera terrestre e praticamente inesistente allo stato puro sulla superficie e nel sotto suolo terrestre.  
Sulla Terra la fonte più comune di questo elemento è l’acqua, che è composta da 2 atomi di idrogeno ed 1 di ossigeno(H2O).

L’ELIO è il secondo elemento chimico della tavola periodica degli elementi ed il più diffuso nell’universo dopo l’idrogeno ed ha come simbolo HE e come numero atomico 2.  È un gas nobile incolore ed inodore avendo il più basso punto di ebollizione fra tutti gli elementi che può solidificare solo se sottoposto ad altissime pressioni.  Si presenta come gas monoatomico ed è chimicamente inerte; forma circa il 20% della materia delle stelle e gioca un ruolo importante nelle reazioni  responsabili della quantità di energia che esse producono. Tracce di elio, dovute al decadimento di certi minerali, sono presenti nell’atmosfera terrestre; l’elio si trova inoltre in alcune acque minerali ed, in quantità economicamente sfruttabili, anche in alcuni gas naturali. La fusione nucleare dell’idrogeno nell’elio fornisce l’energia necessaria per la bomba atomica o bomba all’idrogeno.  L’elio  in questo caso è un sottoprodotto della reazione,  il cui risultato è lo sviluppo di una grande quantità di energia.

 

 L’OSCURITA’  -  Vivaldo Poli  - Scheda tecnica e storica di Crotti Giancarlo          

Con gli elementi a disposizione Vivaldo Poli ha voluto evidenziare la morte, ovvero il dramma di Hiroshima e Nagasaki del 6 e del 9 agosto 1945.  La traccia discontinua del rosso che attraversa e divide l’ovale rappresenta la forza combattiva, il sangue e quindi la vitalità, la conquista qui barbaramente sopraffatta dalle brutalità della guerra di un gesto umano avverso cruento che ha creato  il  buio  più  profondo, l’oscurità,  la distruzione totale ovvero il nero che prevale su tutto.  La forma ovale simboleggia il planisfero terrestre dove il bianco rappresenta la luce e quindi la vita che solamente il tempo saprà restituire all’uomo con la prolificazione.       

Quella presumibile datazione  a matita nel retro del dipinto ovvero Agosto 45  e quei due numeri in progressione sul quel pseudo planisfero [1 ▫ 2 ] mi avevano ricondotto alla storica data del 6 Agosto 1945 quando il bombardiere Enola Gay B-29 Superfortress sganciò sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki le due bombe atomiche  poco prima del termine della  seconda guerra  mondiale e la mia curiosità fu tale da domandargli se il dipinto avesse avuto correlazione con quell’evento e Vivaldo Poli aggiunse dicendomi che avevo effettivamente intuito, in chiave astratta, ciò che avesse voluto rappresentare e si era dispiaciuto di non esser riuscito a reperire una tela di maggiori dimensioni ovvero di cm. 200 x 130 (come chiaramente esplicato) sulla quale avrebbe messo in evidenza altri particolari legati a quel catastrofico ed immane gesto di follia.

L’autore portò il dipinto presso il laboratorio di mio padre il Martedì del 17 Ottobre del 1972 affinché gli desse dei suggerimenti per un’eventuale incorniciatura e quella mattina, che era oltretutto il suo compleanno, io avrei desiderato acquistarlo per regalarglielo ed il maestro novellarese mi  promise di riportarmelo a fine mostra ma si rimangiò  la parola vendendolo ad un collezionista di Reggio Emilia.   Rammento d’avergli chiesto se quell’apparente planisfero avesse avuto attinenza col cervello umano suddiviso in due sezioni ovvero l’emisfero destro e l’emisfero sinistro in cui al primo compete la parte sinistra che funziona secondo una modalità di tipo analogico (della percezione sacrale del tempo o del sentire) mentre al secondo compete la parte destra del nostro corpo che funziona secondo la percezione lineare del tempo (o del capire) ma che purtroppo a seguito di codesta immane catastrofe entrambi non erano più in simbiosi ed il disequilibrio creatosi fra di essi era divenuto abissale da portare solamente l’uomo alla disperazione e conseguentemente alla morte e lui terminò dicendomi che ero stato un attento osservatore da meritarmi quell’opera per aver fuso assieme il  planisfero ed emisfero.

Vivaldo Poli sosteneva che la pittura astratta era la traduzione di uno stato d’animo, di un pensiero, di un’idea che in quel preciso momento attraversava la sua mente e doveva trovare una realizzazione immediata la cui l’esecuzione finale doveva dare dei segnali di percezione d’arte figurativa a chi la guardava tanto da innamorarsene,  mentre la pittura tradizionale, di più facile intuizione con una leggibilità istantanea, non avrebbe richiesto un così attento ragionamento.

Dopo ben’ 37 anni,  il 2 ottobre del 2009 sono venuto a conoscenza della reperibilità del dipinto ed ho deciso di acquistarlo per un orgoglio prettamente personale, ma oggigiorno avrei pensato di cederlo poiché non esistono più i presupposti sentimentali per le circostanze sopraccitate di quel lontano 1972 che mi avrebbero sicuramente spinto a tenermelo per sempre in collezione.  

 

Vivaldo Poli si era distaccato da quest’opera con tanto rammarico avendola negata a diversi acquirenti e tutto ciò pare sia avvenuto per una costrizione non dipesa dalla sua volontà  ma da un “ricatto commerciale”.  In questo dipinto ci sono molti frammenti della  seconda  guerra  mondiale  ed il nero, che sostanzialmente  è l’assenza di luce, sarà spesso ricorrente in tanti altri suoi dipinti degli Anni Cinquanta e Sessanta.  Ovviamente l’oscurità, il buio, le crudeltà e le imposizioni naziste subite fra il ’44 ed il ’45, quando fu fatto prigioniero dai tedeschi  in Vestfalia (come lavoratore civile), gli lasciarono un amaro ricordo.   Nel 1943  mio  padre, dapprima prigioniero in Albania e poi  in Grecia, incontrò casualmente a Dubrovnik  Vivaldo Poli  il quale gli raccontò delle sofferenze subite al confino ed il papà dei suoi 5 anni di prigionia in Germania sotto i bombardamenti della flotta anglo-americana.

BREVE  BIOGRAFIA  DI  VIVALDO POLI

 

Vivaldo Poli nasce a Novellara nel 1914 e viene tuttora considerato uno dei maggiori artisti reggiani del dopoguerra ed uomo di grande cultura.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, come sopraccitato, fu dapprima militare sulle coste della Dalmazia, dove produsse una notevole quantità di pregevoli disegni, poi venne internato in un campo di concentramento tedesco; anni in cui la sua produzione ebbe un forte rallentamento.

Molti soggetti eseguiti al confino non portano nemmeno la firma per esteso e in alcuni di essi l’artista era solito apporre un monogramma poiché il timore che gli venissero sottratti e che naturalmente fossero oggetto di contestazione era spesso incombente, cosicché li firmava al suo rientro in Italia.

Sino al 1950  ed in diversi periodi Vivaldo Poli ricalcava spesso il nudo femminile ma sempre con molta sobrietà e mai con volgarità; durante il periodo del confino a Dubrovnik egli stesso avrebbe voluto dipingere tematiche belliche nelle quali il dolore e la sofferenza sarebbero stati i dettami più attuali ma era difficile poter reperire la juta per costruire tele e così cercò di rappresentare nudi o ritratti su carta, molto più facili da trasportare in valigia poiché poco ingombranti.

Nel 1945 vinse il primo premio di un concorso indetto dall’ANPI di Reggio Emilia con un quadro d’ispirazione espressionista e nel 1948 partecipò alla Biennale di Venezia con un nudo femminile figurativo, due anni dopo presenzierà con un quadro astratto.

Negli stessi anni aderisce al MAC, ovvero al Movimento Arte Concreta, fondato a Milano nel 1948 da Dorfles, Munari e Soldati.

All’inizio degli Anni Cinquanta la sua pittura volse decisamente verso l’astrattismo e lo vedremo nel 1951 esporre alla Quadriennale di Roma ed alla Mostra di Artisti Contemporanei di Berna, unico italiano invitato in una collettiva di grandi pittori europei come Kandinskij, Mirò, Chagall, ma improvvisamente, dopo questo periodo solare, si ritira nel suo studio all’interno della Rocca di Novellara, impegnato in una lunga ed inquieta ricerca, sempre sordo alle lusinghe dei mercanti e critici interessati; l’anno dopo il Comune di Reggio Emilia gli dedicherà un’antologica.

A Novellara, oltre alle numerose opere di proprietà di parenti, amici, conoscenti ed alcune comunali, rimangono a testimonianza del suo percorso artistico le opere della collezione Arrigo Negri, amico di Vivaldo sin da ragazzo, donate nel 1995 dalla scomparsa professoressa Giuseppina Negri al Comune.

Si tratta di una serie di acquerelli, tempere e tele che appartengono ad un periodo compreso fra il 1930 ed il 1960; detta collezione, collocata in una delle sale del Museo Gonzaga, sarà nuovamente rivisitabile al termine dei lavori di ristrutturazione del Museo e dell’ala nord del castello.

A memoria di Questo artista, che ha vissuto gli ultimi anni lontano dalle cronache mondane, il Comune di  Novellara gli ha voluto intitolare un parco pubblico ed una via. Morirà nella cittadina natale il 7 Giugno del 1982.

Autore Poli Vivaldo (Pittore di Novellara 1914 - 1982)
Dimensioni Il dipinto misura cm 75 x 100 e viene presentato con la cornice preesistente del 1972 costruita a Reggio Emilia da un ar tigiano corniciaio
Epoca 1972
Tecnica Dipinto ad olio su tela

Richiedi Informazioni










Il mio carrello

Non hai articoli nel carrello.