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IL GIORNO E LA NOTTE Vivaldo Poli 1972 - COMPOSIZIONE ASTRATTA
Dimensioni del dipinto cm 45 x 60
Si tratta di un dipinto ad olio su tela del 1972 che il maestro novellarese titolò: Il solstizio anche se la logica farebbe pensare ad una semplice esecuzione, come tante altre, senza una vera titolazione.
E’ evidente che il giallo rappresenta la luce solare ed il nero il buio notturno; due fasi cicliche fra il giorno e la notte che si ripeteranno per l’eternità. Vivaldo Poli avendo dato uno spazio maggiore al nero ha voluto rappresentare il solstizio d’Inverno dove la parte della superficie illuminata del nostro emisfero è inferiore a quella in ombra per cui la notte risulterà più lunga del giorno stesso.
Dopo il 1957 nel retro dei dipinti Vivaldo Poli era solito scrivere titoli secondari sebbene fossero per la stragrande maggioranza a carattere astratto, cercando di far capire meglio agli acquirenti o a coloro che apprezzavano le sue opere la tematica trattata, ma quando intuiva che i medesimi non si avvicinavano minimamente ad una plausibile titolazione, poiché avrebbe richiesto un attento ragionamento, egli stesso non si poneva più il problema di spiegar loro cosa avesse voluto rappresentare con quelle cromie così vivaci perché sarebbe stato solamente tempo perso e preferiva abbandonare l’esegesi affinché accettassero quei titoli secondari così di primo acchito; titolazioni che tralascerà definitivamente sul finire degli Anni Settanta.
Vivaldo Poli sosteneva che la pittura astratta era la traduzione di uno stato d’animo, di un pensiero, di un’idea che in quel preciso momento attraversava la sua mente e doveva trovare una realizzazione possibilmente immediata la cui l’esecuzione finale avrebbe dovuto dare dei segnali di percezione di arte figurativa a chi la guardava tanto da innamorarsene mentre la pittura tradizionale, di più facile intuizione e con una leggibilità istantanea, non avrebbe sicuramente richiesto un così attento ragionamento.
BREVE BIOGRAFIA DI VIVALDO POLI
Vivaldo Poli nasce a Novellara nel 1914 e viene tuttora considerato uno dei maggiori artisti reggiani del dopoguerra ed uomo di grande cultura.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, come sopraccitato, fu dapprima militare sulle coste della Dalmazia, dove produsse una notevole quantità di pregevoli disegni, poi venne internato in un campo di concentramento tedesco; anni in cui la sua produzione ebbe un forte rallentamento.
Molti soggetti eseguiti al confino non portano nemmeno la firma per esteso e in alcuni di essi l’artista era solito apporre un monogramma poiché il timore che gli venissero sottratti e che naturalmente fossero oggetto di contestazione era spesso incombente, cosicché li firmava al suo rientro in Italia.
Sino al 1950 ed in diversi periodi Vivaldo Poli ricalcava spesso il nudo femminile ma sempre con molta sobrietà e mai con volgarità; durante il periodo del confino a Dubrovnik egli stesso avrebbe voluto dipingere tematiche belliche nelle quali il dolore e la sofferenza sarebbero stati i dettami più attuali ma era difficile poter reperire la juta per costruire tele e così cercò di rappresentare nudi o ritratti su carta, molto più facili da trasportare in valigia poiché poco ingombranti.
Nel 1945 vinse il primo premio di un concorso indetto dall’ANPI di Reggio Emilia con un quadro d’ispirazione espressionista e nel 1948 partecipò alla Biennale di Venezia con un nudo femminile figurativo, due anni dopo presenzierà con un quadro astratto.
Negli stessi anni aderisce al MAC, ovvero al Movimento Arte Concreta, fondato a Milano nel 1948 da Dorfles, Munari e Soldati.
All’inizio degli Anni Cinquanta la sua pittura volse decisamente verso l’astrattismo e lo vedremo nel 1951 esporre alla Quadriennale di Roma ed alla Mostra di Artisti Contemporanei di Berna, unico italiano invitato in una collettiva di grandi pittori europei come Kandinskij, Mirò, Chagall, ma improvvisamente, dopo questo periodo solare, si ritira nel suo studio all’interno della Rocca di Novellara, impegnato in una lunga ed inquieta ricerca, sempre sordo alle lusinghe dei mercanti e critici interessati; l’anno dopo il Comune di Reggio Emilia gli dedicherà un’antologica.
A Novellara, oltre alle numerose opere di proprietà di parenti, amici, conoscenti ed alcune comunali, rimangono a testimonianza del suo percorso artistico le opere della collezione Arrigo Negri, amico di Vivaldo sin da ragazzo, donate nel 1995 dalla scomparsa professoressa Giuseppina Negri al Comune.
Si tratta di una serie di acquerelli, tempere e tele che appartengono ad un periodo compreso fra il 1930 ed il 1960; detta collezione, collocata in una delle sale del Museo Gonzaga, sarà nuovamente rivisitabile al termine dei lavori di ristrutturazione del Museo e dell’ala nord del castello.
A memoria di Questo artista, che ha vissuto gli ultimi anni lontano dalle cronache mondane, il Comune di Novellara gli ha voluto intitolare un parco pubblico ed una via. Morirà nella cittadina natale il 7 giugno del 1982.